(per tornare all'indice delle foto, cliccare qui)


Bora Bora: si arriva con il sole, ma...

Nel corso del tragitto aereo - da Papeete a Bora Bora - inizio finalmente a vedere i paesaggi tipicamenti polinesiani: spelendide isole e atolli, le onde dell'oceano che si infrangono sulla barriera corallina, cielo blu e mare di colori mai visti prima. Il finestrino dell'aereo impedisce di riprendere le immagini con la massima nitidezza, ma lo spettacolo è sicuramente entusiasmante e ripaga, almeno in parte, la notevole stanchezza che si è finora accumulata.

L'aeroporto di Bora Bora è posizionato nell'unica parte della laguna in cui è disponibile una pista sufficientemente lunga per consentire decolli e atterraggi dei piccoli bimotore ATR-72 turboelica. Nei pressi c'è il porto, ove sono presenti battelli che accompagnano i passeggeri nelle varie destinazioni. Nella mappa tracciata dal GPS è visibile il percorso aeroporto - Vaitape, ove troveremo un taxi che ci accompagnerà, finalmente, a destinazione. In realtà non si tratta di un vero e proprio taxi, come lo intendiamo noi europei: è un camioncino il cui cassone è stato sostituito da un "contenitore" in cui sono disposti, lungo l'asse del veicolo, due lunghi sedili, simili a quelli dei vecchi tram di Milano. I finestrini, in plexiglass, si aprono e chiudono grazie a un ingegnoso quanto semplice sistema di incastri, che purtroppo ho dimenticato di fotografare. Per la cronaca, anzi, tengo a precisare che la foto qui pubblicata raffigura uno dei"taxi" di Fakarava: a Bora Bora, quando arrivai, ero troppo stanco per tirare fuori la fotocamera e documentare.

Da Vaitape, dunque, si giunge alla pensione. L'accoglienza è pressoché nulla: la padrona della pensione, impegnata al telefono e con due clienti, si accorge a stento della nostra presenza e ci chiede di aspettare: un'attesa che durerà almeno mezz'ora, proprio l'ideale per chi è reduce da un viaggio di decine di ore ininterrotte. La stessa attesa decide di subirla il conducente del taxi che si rifiuata categoricamente di accettare un compenso di 10 euro invece dei 1000 franchi polinesiani richiesti. Resto stupito, per non dire esterrefatto: 10 euro - valuta che viene accettata in qualsiasi esercizio commerciale dell'intera Polinesia - corrispondono a 1193,3 franchi polinesiani e non a 1000! Quando la padrona della pensione si decide finalmente a darci retta, cerca anche lei di convincere il tassista ad accettare i 10 euro; alla fine si vede costretta a cambiarmi i 10 euro consegnandomi - sotto gli occhi del tassita - una banconota di 1000 franchi e 119 franchi in varie monete. Non ci credereste, ma quando il tassista vede che intasco gli spiccioli e gli consegno la sola banconota, esprime una soddisfazione completa, trascurando il fatto che ha appena rinunciato a oltre il 10 per cento di mancia. Evidentemente la soddisfazione di "piegare" lo straniero alla propria moneta locale supera le più elementari regole di un'impostazione capitalistica, che mira a conseguire il maggior guadagno possibile.

Non ho scattato molte foto a Bora Bora. I primi due giorni il tempo si è mantenuto più che buono, ma gli ultimi due (dei quattro in totale) si è riversata una pioggia pressoché incessante. Io, che sono meteopatico, ho sofferto moltissimo - tra l'altro - a restare chiuso nell'angusta stanzetta che ci era stata riservata. Due letti, sovrastati dal tetto spiovente, un balconcino protetto dalla tettoia e un ventilatore arrugginito, rumoroso e instabile, era ciò che avevamo a disposizione. Il cucinino, utilizzabile dagli ospiti, faceva nascere dubbi sull'igiene, così come pure i cosiddetti "bagni" comuni.

Del resto, non si può pretendere di andare a Bora Bora con soli 72 euro al giorno, quando la media di un albergo appena decente supera i 300 euro a notte per arrivare - dicono - anche a 1500(!) euro a notte negli alberghi più prestigiosi. La fortuna, inoltre, mi è proprio negata: non appena estraggo dalla valigia la piccola videocamera subacquea mi accorgo che non funziona più: provo a cambiare le batterie e la scheda di memoria, ma sembra proprio non funzionante: proprio l'ideale per chi si reca in Polinesia anche per effettuare riprese subacquee!

La foto panoramica riprende la spiaggia sulla quale si affaccia la pensione. Si possono notare i banchi di nubi - anzi, il cielo totalmente coperto - sfondo praticamente costante per quesi l'intera permanenza a Bora Bora (dal 19 al 23 febbraio). La strada che conduce alla pensione, nei giorni di pioggia, rimane impraticabile anche dopo che cessa di piovere: solo la strada principale è infatti asfaltata mentre tutte le stradine laterali sono in terra battuta, ove si formano pozzanghere profonde e percorribili solo in auto (a meno di volersi bagnare i piedi...).

Per fortuna - si fa per dire - l'ultimo giorno esce il sole e il viaggio aereo per Rangiroa si compie nella massima tranquillità. L'ultima foto raffigura l'attesa del battello che ci porterà all'aeroporto.

 


www.alessandrodesimone.net