Editoriale pubblicato nel febbraio 2000
Il signor Rossi acquista una nuova automobile ma, dopo alcuni giorni, si accorge che strani fenomeni si verificano: il finestrino posteriore si apre solo se la macchina è ferma; quando l’auto è in moto, d’altronde, è possibile aprire il finestrino ma non funzionano più né il tergilunotto né l’antenna estraibile. Quando la suocera è seduta al lato del guidatore, poi, la luce di cortesia non si accende e – cosa abbastanza grave – quando nel serbatoio sono presenti esattamente sette litri di benzina il motore si blocca e si rifiuta di ripartire se non si aggiunge, o si toglie, carburante.
Stupefatto, più che adirato, il signor Rossi si reca dal concessionario ove trova un numero incredibile di altri automobilisti che – in attesa di avere spiegazioni da un qualsiasi funzionario – si scambiano con apparente allegria trucchi e consigli per ovviare a vari inconvenienti: per azionare il tergicristalli anche quando piove occorre sistemare sulla cappelliera una scarpa; parcheggiando l’auto, se le ruote sono sterzate a destra, per spegnere il motore bisogna prima aprire la portiera sinistra, e così via.
Finalmente arriva il concessionario in persona che annuncia raggiante la fine di tutti i problemi: è sufficiente acquistare il nuovo modello di automobile che non solo non presenta più gli inconvenienti lamentati, ma offre nuovi accessori pressoché indispensabili: quattro specchietti laterali, tettuccio apribile a comando vocale, portellone posteriore con vetro antiproiettile e – visto che tutti lo hanno chiesto – perfino un casco integrale per evitare colpi di frusta in caso di blocco improvviso dell’auto (questo problemino verrà forse risolto nel prossimo modello…).
Gli automobilisti non solo rinunciano a lapidarlo sulla pubblica via ma, addirittura, fanno a gara a prenotare la nuova automobile.
La storiella raccontata è un’esasperazione – nemmeno tanto spiritosa – di alcune osservazioni fatte tempo fa dal funzionario di una casa automobilistica americana che paragonava gli strani comportamenti di un noto sistema operativo ad improbabili (ed inconcepibili) difetti di un’automobile che, se realmente riscontrati, avrebbero mandato in fallimento la fabbrica e in galera i suoi dirigenti.
Sembrerebbe che i difetti che non ci sogneremmo di sopportare in prodotti di altro tipo (automobili, impianti stereo o pattini a rotelle che siano) lo subiamo invece senza difficoltà nel software che sovrintende a funzioni spesso vitali della nostra attività di informatici, dilettanti o professionisti non importa.
Molto spesso siamo passati da un software all’altro, o meglio da una versione all’altra, non per desiderio di avere prodotti sempre più potenti ma, in molti casi, per ovviare alle carenze ed ai difetti di quelli che avevamo pagato profumatamente.
La necessità di procurarsi la nuova versione di un certo software ha rappresentato spesso un esborso di denaro non voluto, incrementato magari dall’altrettanto necessaria sostituzione dell’hardware dal momento che il vecchio 486 faticava a reggere il peso del nuovo programma (se non addirittura del nuovo sistema operativo) e il Pentium 90 non ce la faceva con quello nuovissimo.
In molti casi avremmo preferito avere semplicemente – beninteso in omaggio – gli aggiornamenti di un sistema operativo, o di un programma, acquistati credendo alle dichiarazioni della pubblicità. Nulla di male, intendiamoci, se con il passare del tempo vengono riscontrati inconvenienti: un comportamento che avremmo sicuramente apprezzato sarebbe però stato quello non di proporre - per di più in vendita - un nuovo software che non presentasse gli inconvenienti lamentati, ma semplicemente le modifiche da apportare alle versioni già acquistate.
Siamo sicuri, poi, che l’ultima versione non contenga altri difetti? Davvero il nostro PC non si è impiantato più dopo aver acquistato sistema operativo, software (e hardware) nuovi di pacca?
Se la risposta fosse deludente, sarebbe opportuno permettere - a chi ritiene di poterci mettere le mani - di riscrivere versioni migliorate che non obblighino gli utenti ad acquistare, magari fra meno di un anno, un’ennesima versione di programmi, processori e hardware vario di contorno.
E’ probabile che le decisioni di un certo giudice americano costringeranno addirittura a rilasciare versioni “aperte” di un sistema operativo che, di fatto, ha finora permesso di avere una posizione predominante nel mercato mondiale. In caso affermativo potremmo finalmente sperare che il software venga assimilato, nei diritti e (soprattutto) nei doveri, ai normali prodotti presenti in un qualsiasi altro settore commerciale.
Alessandro de Simone (febbraio 2000)
