Editoriale pubblicato nel settembre 2000
Ottima notizia: dopo i danni provocati dal virus IloveYou, e soprattutto dopo essersi assicurati che ne avesse compiuto abbastanza, i progettisti hanno messo a nostra disposizione – bontà loro – un aggiornamento scaricabile gratuitamente(!) da Internet. Tale patacca (scusate, volevo dire patch) impedirà a qualunque virus, d’ora in poi, di agganciarsi automaticamente ai nominativi della nostra rubrica e di replicarsi impunemente attraverso il pianeta. Ragazzi, siate contenti: abbiamo fregato il virus perché potrà fare danni soltanto al nostro PC e non a quello degli altri!
Deve essere sicuramente questa la conclusione alla quale sono giunti i progettisti, anche perché non ci si può lamentare più di tanto. E del resto, con chi prendersela? Non certo con la Casa Madre: su quasi ogni paragrafo della licenza d’uso c’è scritto a chiare lettere che la responsabilità di eventuali danni – di qualunque entità e natura – deve essere considerata come totalmente attribuibile all’utente stesso, indipendentemente da improbabili dimostrazioni di falle o evidenti malfunzionamenti anche di brevi porzioni del software di base.
Qualche ingenuo si affanni pure a dire che prima di IloveYou – decisamente prima, molto prima – altri virus avevano fatto razzia nelle rubriche di un ben noto programma di posta elettronica. Ma i danni, nelle precedenti occasioni, erano stati quasi tutti trascurabili, solo poche decine di migliaia di PC fuori uso (e fuori USA?) e non valeva quindi la pena darsi da fare per scrivere qualche patac. Forse stavolta qualcuno si sarà inalberato più delle altre volte (o degli altri) e, di conseguenza, avranno pensato bene di sospendere per qualche ora la digitazione delle responsabilità relative all’utilizzo del software (o di contare i dollari guadagnati grazie ad un singolare successo commerciale), avranno riaperto il protettissimo software di base e avranno inserito, da qualche parte, una dozzina di “If... Then” che impedissero a chiunque di ficcare il naso nelle rubriche. In pratica, hanno fatto ciò che un qualunque studente di informatica deve fare per ottenere almeno la sufficienza ad un esame di programmazione.
E gli altri bachi? E le altre porte, le falle e le voragini segnalate da più parti ed arcinote dai tempi più remoti? Abbiate un po’ di pazienza: basterà aspettare il prossimo milione di PC fuori uso e porranno rimedio anche a quelle, ma una alla volta.
Sarebbe un errore, però, pensare che l’utente finale subisca solo danni derivanti da una frettolosa e forse troppo disinvolta produzione di software. Altri “intermediari” provvedono a ridurre il coefficiente di soddisfazione finale del cliente.
Mi riferisco all’assistenza – software ed hardware – che in certi casi definire carente è un eufemismo. Sono davvero numerose le proteste che è possibile esaminare navigando nei newsgroup: quel tale distributore ha fatto questo, quel tale negoziante non ha fatto quest’altro; la garanzia di quel prodotto serve a poco, l’affidabilità di quell’altro programma è limitata. E si tratta di prodotti niente affatto gratuiti, anzi: spesso i prodotti più economici presentano meno problemi di quelli ben più costosi. Del resto, che fare? “Mettere la cosa in mano all’avvocato” è una soluzione che, almeno in Italia, può rappresentare un rimedio più costoso del male; conviene di più buttare via la stampante, o il PC, e comprarne un altro, probabilmente non dallo stesso negoziante. Ma dove, allora?
Chi sta dall’altra parte potrebbe insorgere e dichiarare che la colpa non può stare tutta e solo dalla parte dei fornitori, ma alcune responsabilità potrebbero essere – almeno in teoria – attribuibili all’utente finale. Il beneficio del dubbio, sacrosanto, non può però prescindere da errori o difetti riscontrati, tutti uguali, in decine di utenti che hanno la sola colpa di possedere un PC configurato in un modo “non previsto” o di non poter dimostrare di aver sempre utilizzato il proprio sistema secondo le raccomandazioni del fornitore. Del resto, si sa, non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Vi piace avere un PC che, tutto sommato, costa poco(?) e funziona abbastanza bene?
Rimane quindi da chiedersi se, consentendo un aumento dei prezzi, il cliente risulterebbe più tutelato. Ma non mi pare che, quando i prezzi dei PC erano alti, tali problemi non ci fossero, anzi…
E allora? Allora, prima di fare nuovi acquisti o upgrade, documentatevi: navigate su Internet alla ricerca di seri ed affidabili consigli e consultate i newsgroup. Ma in entrambi i casi cercate di individuare – e separare – i semplici pettegolezzi dalle segnalazioni serie e responsabili. La futura qualità dei prodotti disponibili sul mercato dipenderà anche dalla presa di coscienza dei nostri diritti di consumatori.
Alessandro de Simone (settembre 2000)
