Editoriale pubblicato nel'ottobre 2000

I costi del progresso tecnologico

Chi avrà l’occasione di visitare lo Smau – o semplicemente di informarsi consultando le riviste di settore – non potrà fare a meno di accorgersi che il numero di PC basati su processori che raggiungono e superano il gigahertz è diventato davvero consistente. Del sistema operativo Windows 98 si incomincia a parlare ormai con distacco, come se fosse un oggetto del passato non più degno di essere preso in considerazione.
In uno scenario di questo tipo è facile farsi prendere dallo sconforto, soprattutto coloro che non più di un anno fa si erano procurati un PC che sembrava all’avanguardia, almeno a giudicare dalle centinaia di megahertz con cui viaggiava il processore.
Se tutto cambia – e, credetemi, è destinato a cambiare ancora – la domanda che dobbiamo rivolgere a noi stessi è invece sempre la stessa: a che pro? Ho avuto già modo di esprimere le mie perplessità sulla inderogabile “necessità” di sostituire il sistema operativo quando, invece, la semplice eliminazione dei bug delle versioni precedenti avrebbe reso felici gli utenti, soprattutto se l’operazione fosse stata condotta (doverosamente) gratis.
Proviamo ora a fare un esame di coscienza nel considerare come i PC in azienda (e soprattutto a casa) vengono utilizzati: alcune applicazioni di ufficio (abbiamo promesso di essere sinceri, lo ricordate?) possono benissimo essere ancora svolte con affidabili programmi DOS, tant’è vero che molte aziende, che dispongono comunque di modernissimi PC, per alcune operazioni preferiscono usare ancora stazioni di lavoro che operano con computer tanto obsoleti quanto efficaci. Per quanto riguarda i normali programmi di ufficio (word processor, database, spreadsheet…) non so quanti utenti utilizzino realmente – oppure sappiano utilizzare in concreto – tutte le innovazioni introdotte nelle recenti versioni delle costosissime Suite per l’ufficio.
Mi è capitato, di recente, di essere costretto a lavorare su un vecchio PC su cui era installato Windows 95, corredato di applicativi per l’ufficio datati 1996. Nonostante la “considerevole” obsolescenza del PC in oggetto, i documenti generati da quel sistema sono risultati esteticamente (e tecnicamente) identici a quelli che avrei prodotto con il più recente PC che posseggo. In altre parole, posso affermare che il tempo impiegato per la realizzazione dei documenti, la loro stampa e l’invio come allegati e-mail non si è discostata molto da quanto avrei potuto ottenere dal PC dell’ultima generazione.
Ma allora, chi chiede migliorie che quasi nessuno utilizza? Chi può affermare di accorgersi della differenza di produttività? E, soprattutto, quante persone – sul totale degli utenti – utilizza realmente le novità delle ultime versioni del software? Invece di rispondere alle domande di prima, spesso si cerca di deviare l’attenzione sulle possibilità offerte dalle nuove tecnologie, possibilità obiettivamente negate dalla lentezza della tecnologia precedente. Un’osservazione comune è “Ora puoi visionare un film direttamente sullo schermo del PC, cosa che prima non potevi fare”. Dovete sapere che posseggo un TV 32 pollici 16:9 che, in alcune circostanze, mi sembra pure piccolo: mi domando come diavolo si fa a godersi un film seduti su una sedia davanti allo schermo 17 pollici di un PC.
In effetti, una categoria di software che innegabilmente risente in positivo delle innovazioni c’è: si tratta dei videogames. Non ho difficoltà a dichiarare la mia disinformazione in questo specifico settore, ma penso che sia molto più economico acquistare una consolle specializzata in videogiochi piuttosto che procurarsi un intero PC con funzionalità adeguate allo scopo.
La verità, a mio parere, è che tante innovazioni non servono all’utente, ma all’industria dell’hardware: se fossimo rimasti a Windows 95, che girava dignitosamente con un Pentium 200 e 32 Megabyte di RAM, non ci sarebbe stato alcun bisogno di cambiare PC. Le nuove versioni del software di base, invece, guarda caso richiedono risorse sempre più generose, hard disk di capienza maggiore, quantità di RAM sempre più spinte. Se infatti provate ad aggiornare un PC Windows 95 di qualche anno addietro con Windows 98 (per non parlare del Millennium) il sistema gira con esasperante lentezza, tanto da suggerire l’update dell’hardware. Ma anche qui, guarda caso, facendo i conti di quanto occorre spendere per aggiornare il PC, la somma necessaria risulta quasi sempre antieconomica rispetto all’acquisto di un PC nuovo fiammante.
“Comunque sia – potrebbe obiettare qualcuno – nessuno vieta di continuare a usare il vecchio sistema operativo!” Peccato, però, che sia stato ritirato dal mercato e che sia possibile acquistare solo le versioni più recenti …
Esagerando, ma solo esagerando, possiamo affermare che in definitiva il costo del progresso tecnologico lo paghiamo sempre noi utenti finali, costretti ad acquistare versioni sempre più ingombranti di sistemi operativi (almeno fossero perfetti!) e che per giunta richiedono risorse hardware sempre più potenti. Mi viene un sospetto: e se fosse una manovra per tenere costantemente fuori mercato chi potrebbe costruire hardware meno sofisticato e costoso?

 

Alessandro de Simone (ottobre 2000)