Editoriale pubblicato nel gennaio 2001
Chi si connette all’indirizzo Microsoft che pubblicizza l’edizione Millennium di Windows scopre che alcune peculiarità specifiche del “nuovo” sistema operativo richiedono uno spazio considerevole. Il solo sistema, infatti, si accontenterebbe (si fa per dire) di appena 295 Megabyte; se però vogliamo goderci le peculiarità di Windows Media Player lo spazio richiesto passa direttamente a un GigaByte (ed il processore da 150 a 166 MHZ) mentre per realizzare filmini con Movie Maker si salta addirittura a due GigaByte mentre il processore deve essere un Pentium II a 300 MHZ. E parliamo di requisiti minimi.
Ciò significa che, almeno per una parte consistente dei casi (utenti che hanno acquistato il PC prima del 1999) l’upgrade del software implica un upgrade dell’hardware, che – fatti i debiti conteggi – si traduce nell’acquisto di un nuovo PC.
Quanto vi è venuto a costare, finora, lavorare con un computer? Limitandovi a considerare il primo acquisto di un PC dotato di Windows 95 (Pentium 100 e uno, oppure due GigaByte di hard disk) – e se avete deciso di restare al passo con i tempi – dal 1995 ad oggi avete acquistato almeno due PC e due sistemi operativi (Windows 95 e l’aggiornamento a Windows 98). Ciò significa che nelle tasche dei produttori di hardware e di software (e della Microsoft in particolare) dal 1995 ad oggi avete versato… ma i conti li lasciamo fare a voi.
Non è la prima volta che leggete lamentele sul progresso “forzato” al quale noi utenti siamo sottoposti, né reggono più di tanto le scuse addotte per giustificare le (costose) innovazioni: la perfezione non è di questo mondo, certo, ma è antipatico venire a conoscenza del fatto che, a poche settimane dal lancio ufficiale dell’ultima release, si segnalano alcuni malfunzionamenti con prodotti che, tra l’altro, erano già noti quando il sistema era in fase di beta tetsing.
Molto, molto seccante è la conferma che il Dos viene, anche se un po’ per volta, sistematicamente escluso dall’utilizzo comune; alla faccia della compatibilità verso il basso che avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello di Microsoft, almeno a rileggere i comunicati distribuiti all’epoca del lancio di Windows 95.
Abbastanza seccante, poi, la costante intrusione – che possiamo definire senza tema di smentita meticolosa e calcolata – nei riguardi di applicativi che nel passato erano esclusivo appannaggio della libera concorrenza: System Restore entra certamente in conflitto – e non ditemi che è pura casualità – con prodotti analoghi da tempo presenti sul mercato. Analogamente Movie Maker costituirà certamente un freno allo sviluppo di applicativi commercializzati da terze parti nel settore del montaggio audio/video. La conseguenza di tali “innovazioni” – se ripensiamo alle conseguenze dovute alla diffusione gratuita del browser Microsoft Internet Explorer ed al client Outlook Express – coinvolgerà altre software house nella drastica revisione della propria linea di prodotti.
E che dire, poi, delle strane procedure introdotte da Microsoft per salvaguardare i diritti d’autore? Non solo il software si appesantisce inutilmente, ma le conseguenze di eventuali crash di sistema – ai quali sembrerebbe che si possa porre rimedio solo riformattando l’hard disk – si scaricano esclusivamente sull’utente finale. Il tutto per proteggere Microsoft, diritto certamente sacrosanto, dalla pirateria informatica.
A proposito di quest’ultima, però, mi sorge spontanea una riflessione. Con System Restore dovrebbe essere possibile ripristinare le condizioni di un PC ad una data precedente. Ora i casi sono due: o le condizioni si ripristinano esattamente come erano prima di una certa data, oppure no. In quest’ultimo caso – a parte il fatto che il termine “esattamente” non dovrebbe essere usato nelle campagne promozionali – significherebbe che vi sono alcune sezioni di base che non vengono ripristinate e che non dovrebbero essere accessibili con metodi comuni. Ma tutti sappiamo che le zone cosiddette “inaccessibili” sono il paradiso di sciagurati creatori di virus, che altro non chiedono se non segmenti software di difficile identificazione. Nel caso in cui, invece, il sistema possa effettivamente ritornare ad una situazione precedente rimettendo al suo posto ogni cosa fino all’ultimo byte, mi chiedo che cosa succede ai diritti d’autore di quei software “a tempo”, la cui licenza dovrebbe scadere dopo un periodo di prova. In altre parole, e giusto per evitare equivoci, che cosa accade – tecnicamente e giuridicamente – se oggi installo una dozzina di software a tempo (valore commerciale parecchi milioni) e fra un mese, scaduto il periodo di prova, ripristino il PC nelle stesse condizioni di un mese prima? La domanda è ovviamente solo una provocazione.
Aspetto tuttavia con fiducia una risposta.
Alessandro de Simone (gennaio 2001)
