Editoriale pubblicato nel marzo 2001

Devianze su Internet

E’ sempre doloroso affrontare, o prendere in considerazione per l’ennesima volta, argomenti legati alla crudeltà umana, di cui scopriamo sempre più spesso aspetti nuovi e bizzarri. L’occasione viene stavolta sollecitata da due nostri lettori (Cristina Pinzauti e F. Cantone) che – nel comunicarci l’indirizzo di un sito molto particolare – ci pregano di prendere qualche iniziativa per evitare il diffondersi di certe tendenze. Alla fine di questo articolo entrerò nei dettagli sia del sito, sia delle raffinate torture inflitte agli animali fotografati sul sito, torture che – a quanto pare – il “responsabile” (scusate la parola grossa) del sito in questione non sembra considerare come tali.
Su Internet si trova davvero di tutto, dalla compravendita di esseri umani al leasing di armi da guerra; dalle indicazioni su come realizzare veleni, alle modalità di invio degli stessi ai propri nemici. Opinionisti di varie taglie si affrettano poi, da una parte, a considerare il Web come luogo di incontro ideale per pervertiti di ogni razza; dall’altra a considerare Internet come veicolo prioritario di promozioni indecenti, se non addirittura il principale responsabile dell’incremento di nefandezze di ogni tipo.
Per fortuna, oltre ai siti “particolari”, alle chat demenziali ed allo spamming per cacce al tesoro tanto virtuali quanto demenziali, vi sono anche siti che affrontano argomenti un po’ più distanti dal lato oscuro che talvolta caratterizza l’animo umano.
Oltre alle mail che invitano a visitare siti osé, scorrono infatti nella Rete richieste disperate di aiuto per consentire cure mediche altrimenti costosissime; siti per pedofili sono paradossalmente alla stessa portata di clic dei siti di associazioni che combattono abusi sui minori; i siti delle forze dell’ordine dei vari Paesi si raggiungono con la stessa facilità con cui si possono visitare siti che inneggiano alla violenza ed al terrorismo.
La Rete, insomma, non può essere considerata responsabile né dell’insorgere di particolari fenomeni, né del loro incremento. Internet, tutt’al più, mette in luce contesti per lo più sconosciuti al grande pubblico, ma floridi e ben noti nel loro specifico ambiente.
La questione, come al solito, è solo culturale: per ciò che riguarda la maggior parte delle persone cosiddette “normali”, per esempio, la notizia relativa all’esistenza di una vasta rete di spacciatori non ci spingerà di certo a trasformarci anche noi in spacciatori. Né, tanto meno, frequenti notizie relative a scommesse illegali su lotte tra cani ci farà partecipare a simili sciagurate manifestazioni. La cosiddetta “moda” potrà convincere la gente a indossare jeans piuttosto che pantaloni di taglio classico; oppure potrà spingere ad usare irrazionalmente occhiali scuri anche nelle buie serate d’inverno, ma non certo a torturare innocenti animali o a spacciare droga. Per fortuna la pubblicità diretta o indiretta di alcune iniziative non riesce, da sola, a creare proseliti, ma solo a evidenziare l’esistenza di distorsioni mentali che, con o senza Internet, con o senza i giornali, con o senza la TV, esistono da sempre e da sempre sono combattute con successo alterno. Si rassicurino, quindi, i nostri lettori: non sarà certo l’esistenza di un sito di depravati a mettere in testa a qualcuno l’idea di imitare le loro malefatte.
Tuttavia azzardo una riflessione: se mi avete seguito fin qui solo perché condividete (o avversate, fa lo stesso) le considerazioni espresse, non può che farmi piacere.
Se, però, la lettura di queste note è effetto dalla curiosità (destata dalla mia promessa iniziale) di conoscere il modo in cui gli animali erano torturati su quel sito, sarebbe opportuno tener conto che continuando a ragionare in questo modo siamo inevitabilmente costretti a dare ragione a chi ritiene che Internet favorisce la diffusione di “informazioni” discutibili. Intendiamoci, anche io ho cercato di visitare il sito (che ovviamente mi rifiuto di indicare) e che tanto orrore ha giustamente suscitato nei nostri due lettori. Ma a questo punto chiunque, come il sottoscritto, con la scusa di doversi documentare – o con altre scuse più o meno plausibili – favorisce indirettamente la notorietà di persone, mentalità e comportamenti certamente riprovevoli.
Il sito, se proprio siete curiosi, risultava “oscurato” al momento in cui scrivevo queste note. Se l’oscuramento sia stato provocato dall’intervento diretto del provider che ospitava il sito in questione, piuttosto che dalle proteste pervenute al sito stesso, non è dato sapere. Sono purtroppo ragionevolmente sicuro che altri animali continueranno ad essere maltrattati da chi gestiva quel sito.
Con o senza Internet.

 

 

Alessandro de Simone (marzo 2001)