Editoriale pubblicato nel luglio 2001

L'ombelico del mondo

Qualunque sia la nostra opinione in merito ai problemi dell’ecologia, dobbiamo riconoscere – onore al merito – che i tenaci sostenitori di Greenpeace  fanno sempre notizia: i loro assalti a petroliere, come pure gli illusori tentativi di fermare treni che trasportano rifiuti radioattivi, meritano ammirazione, se non altro perché sono persone che rischiano in proprio nel sostenere la volontà di creare un mondo migliore.
Allo stesso modo, il cosiddetto popolo di Seattle – al di là delle intemperanze spesso paragonabili a vere e proprie sommosse – impone riflessioni sulle differenze tra il Nord e il Sud del mondo.
In entrambi i casi si tratta di gente impegnata a difendere valori davvero preziosi, sui quali molti di noi, siamo sinceri, ci soffermiamo poco di frequente e per di più con una certa superficialità. Se però ecologia e globalizzazione non attirano il nostro interesse (ma ne dubito) non possiamo certo restare indifferenti di fronte alle costanti e sistematiche tragedie alle quali alcuni servizi televisivi ci hanno ormai abituato: intere popolazioni muoiono letteralmente di fame, altri esseri umani non dispongono nemmeno di acqua potabile e non sanno che cosa sia un telefono, figuriamoci Internet.
D’altra parte – siamo sinceri! – non sempre accettiamo volentieri “tasse speciali” per raccogliere fondi da distribuire ai meno fortunati; al massimo sopportiamo di buon grado sacrifici economici, a patto che promettano esplicitamente migliorie al nostro futuro tenore di vita. Se riflettiamo con la dovuta obiettività (un po’ di autocritica non fa mai male) noi pretendiamo sempre che prima o poi il denaro versato ritorni nelle nostre tasche, magari incrementato.
Cinismo? Non direi, ovviamente se guardiamo obbiettivamente la nostra generosità abituale, meglio ancora se rapportata alle nostre entrate economiche.
Scuse per distrarci ne abbiamo certo parecchie: il lavoro e la famiglia, da soli, occupano gran parte del nostro tempo e dei nostri pensieri. A sottrarre altro tempo ci pensano poi il PC e Internet, che pretendono lunghi appuntamenti quotidiani (altrimenti, che l’abbiamo comprato a fare?).
Nonostante tutto, però, non è corretto affermare che l’uomo tecnologico è inevitabilmente cinico e disattento ai problemi del mondo; e non è nemmeno accettabile la tesi secondo cui l’opulenta società moderna implichi automaticamente l’abbandono al loro destino degli sventurati o la disattenzione nei confronti dell’ecologia.
E’ invece più credibile l’esatto contrario: è solo questione di tempo, ma la tecnologia implica – proprio in quanto tale – il miglioramento delle condizioni di vita di quantità sempre maggiori della popolazione mondiale. E’ certamente vero che, almeno all’inizio, la tecnologia arricchisce solo i grandi industriali che la sfruttano ed una ridotta frangia di addetti che lavora a stretto contatto con loro. In seguito, però, il diffondersi delle innovazioni allarga la fascia di coloro che possono fruire delle migliorie tecnologiche, spesso costringendo i più ricchi a limitare le proprie pretese.
Tempo fa un filosofo affermò che qualunque innovazione sociale, già al momento della sua nascita, contiene al suo interno il germe che la distruggerà. A tale considerazione non si sottrae nemmeno la rivoluzione informatica che finora – è vero – ha reso più profondo il solco tra i paesi poveri e quelli ricchi, ma grazie alla sua diffusione (in senso lato) sarà possibile osservare fenomeni che oggi è perfino impossibile immaginare.
Internet, avvicinando la persone tra loro e offrendo una miriade di informazioni in tempo reale, costituisce la più formidabile forma di aggregazione, ancorché virtuale, mai attuata sul nostro pianeta. E non tutti gli utenti di Internet sono appassionati di informatica, anzi: la categoria di “tecnici” si assottiglia proporzionalmente sempre di più rispetto alla enorme massa di persone comuni che usano la tecnologia al solo scopo di avvantaggiarsi dei benefici che offre. Del resto, se aprire un sito web è ormai alla portata di molti, inviare e-mail, chattare e partecipare ai newsgroup è alla portata di tutti coloro che possiedono un PC.
Sulla Rete sono sempre più numerosi i siti gestiti da persone consapevoli delle sue potenzialità e non ci dovremo meravigliare se, in un prossimo futuro, conquisteranno una parte significativa dello spazio globale sul web. Un esempio per tutti, il sito http://www.thehungersite.com in cui basta solo cliccare: ogni clic regala, a seconda dei casi, cibo, farmaci ed altro a popolazioni sottosviluppate. Non so se esistano simili iniziative in Italia, ma se proprio non sappiamo che cosa inserire nello spazio web che il nostro provider mette a nostra disposizione, l’inserimento di qualche link a siti di questo tipo potrebbe essere un’idea da non sottovalutare.
Se non altro perché, nel compiere ricerche sull’argomento, saremmo costretti a documentarci sulle tragedie del mondo, partecipando indirettamente a rafforzare quella coscienza civile che non è mai abbastanza profonda.

 

Alessandro de Simone (luglio / agosto 2001)