Editoriale pubblicato nel novembre 2001
La commercializzazione del software ha da sempre sofferto del fenomeno della pirateria. La necessità di avere a disposizione la funzione di copia di file – praticamente indispensabile, se non addirittura vitale per il funzionamento di un qualsiasi sistema operativo – ha indirettamente favorito la duplicazione illegale di applicativi, contro la quale ben poco si può fare, almeno da un punto di vista strettamente tecnico. Varie procedure di protezione hardware e software, in realtà, non solo hanno avuto vita breve, ma hanno provocato tanti di quei problemi da renderne antieconomica l’applicazione. Le recenti normative sulla protezione legale del copyright – ancorché severe – non possono certo definirsi come risolutive del problema. Per stroncare il fenomeno occorrerebbe consentire la perquisizione sistematica di tutte le abitazioni, con la conseguenza di rendere anche tale azione decisamente antieconomica (pericolo per la privacy a parte): per affibbiare una multa ad ogni utente casalingo “fuorilegge” sarebbe necessario l’intervento di una tale quantità di professionisti (giudici per consentire la perquisizione, poliziotti, finanzieri, pubblici ufficiali…) che il gioco non varrebbe la candela; o meglio, vale la pena intervenire (eccome!) nel caso di aziende in odore di copia, dove cioè si ha la ragionevole certezza di scoprire decine, se non centinaia, di duplicazioni illegali di dischi o PC su cui risultano installati applicativi privi delle necessarie licenze. Ma nonostante la Guardia di Finanza annoveri una notevole quantità di successi in questo senso, si può intuire che il fenomeno non è del tutto sconfitto, anzi.
La capillarità dei controlli, proprio a causa della loro impossibile attuazione pratica, nel passato ha indotto alcune aziende a realizzare politiche di marketing talvolta discutibili. Nella prima guerra contro la pirateria, infatti, si partì dal presupposto che un certo software, il cui valore commerciale era stabilito in cento, doveva invece essere venduto a mille, proprio per compensare le presumibili perdite causate dal fenomeno della pirateria. “Se non ci fosse la brutta abitudine di realizzare copie di favore – si giustificavano i manager – il prezzo di vendita sarebbe la decima parte di quello praticato, e forse anche meno.” Non si poteva certo dar loro torto; ma in molti casi gli utenti che si sentivano costretti a pagare anche per gli altri, paradossalmente tendevano a solidarizzare con questi ultimi, soprattutto se il software pagato tanti bei soldini era talmente pieno di bug da vedersi obbligati ad acquistare i successivi aggiornamenti.
Nella seconda guerra contro la pirateria, combattuta proprio in questi giorni, lo sviluppo della moderna tecnologia sembra ormai permettere un controllo capillare sulle licenze di ogni singolo applicativo regolarmente venduto. Dal momento che è indispensabile un’attivazione telematica – pena il mancato funzionamento del software – l’acquirente del prodotto non dovrebbe avere alcun interesse a distribuire copie di favore ad amici più o meno fidati: per ciascuna confezione, infatti, il numero di “vite” globale a disposizione è fisso e conviene conservare gelosamente confezione, dischi, istruzioni e magari vietare perfino l’accesso al proprio PC (non si sa mai che qualcuno estragga il codice segreto…). Se questa seconda guerra, e sottolineo il “se”, funziona dal punto di vista della tecnologia, sarebbe dunque opportuno aggiornare la politica di marketing precedente, che non dovrebbe più avere motivo di esistere: la possibilità di considerare ragionevolmente legali tutte e sole le licenze vendute, dovrebbe far vendere a cento (e non più a mille) ciò che ha un reale valore commerciale di cento. Se il prezzo di vendita al pubblico rimane invece praticamente identico a quello che siamo stati costretti a sborsare con cadenza quasi annuale (per aggiornamenti non sempre richiesti), l’utente medio potrebbe ritenere che il controllo telematico non funziona così bene come vorrebbero far credere. Oppure potrebbe pensare qualcosa di diverso.
Della prossima terza guerra contro la pirateria non riesco a immaginare né la strategia, né le modalità di attuazione. Parafrasando una celebre battuta di A. Einstein, tuttavia, mi sorprendo a immaginare la quarta guerra: nella distinta del nostro stipendio – ed esattamente nella sezione “ritenute” – forse comparirà una nuova quota fissa, magari denominata “software & sistemi operativi”…
Alessandro de Simone (novembre 2001)
