Editoriale pubblicato sul N. 42 della rivista Commodore Computer Club (maggio 1987)

Elezioni elettroniche? Ni grazie

Alcuni assicurano una notevole efficienza ed un risparmio sulle spese. Altri temono brogli di varia natura. Una riflessione su un argomento di scottante attualità

Sono le cinque del mattino del primo giorno di elezioni: il presidente di un seggio si alza, si prepara in fretta e si presenta alla sede cui è stato destinato; ad attenderlo vi sono i militari, abituati alle veglie, e il gruppetto di scrutatori e segretari che, assonnati come lui, espleteranno, tra breve, le formalità di rito. Dopo tre giorni faticosissimi, trascorsi in una noia tremenda, segregati nell'aula scolastica dove sono state sistemate le urne, dopo essersi nutriti di panini e di un numero incredibile di caffè, lo stesso drappello di cittadini svuota le urne e il presidente, aiutato dal segretario e dagli scrutatori, comunica ad alta voce, scheda per scheda, il voto riportato e, se del caso, anche le preferenze.

E’ il momento più delicato: decine di persone controllano ogni movimento delle mani del presidente; ogni volta che viene individuata una scheda bianca, tutti attendono col fiato sospeso che il presidente apponga il timbro della sezione, per evitare che, in una fase successiva, qualcuno segni una croce sulla scheda bianca. E’ questa la fase in cui possono verificarsi i brogli, di cui si è tanto sentito parlare; non tanto sull'alterazione del voto assegnato al partito (praticamente impossibile) ma sulle preferenze. E' sufficiente che due scrutatori disonesti, approfittando della stanchezza generale, assegnino un numero maggiore di preferenze al candidato di cui sono mandanti.

Accorgersi dell'inganno è molto difficile: è necessaria una denuncia motivata, che di rado parte dagli "esclusi" per motivi di "buon vicinato". Ma quando la denuncia c'è, è facilissimo individuare il broglio. Basta riaprire i sacchi sigillati delle schede (che vengono custoditi gelosamente per vari anni) e verificare la corrispondenza tra le preferenze realmente apposte sulle schede ed il numero riportato sui registri. Se si verifica una discordanza, l'intero Team del seggio elettorale viene processato e giudicato per direttissima. Se, invece, tutto è in ordine, colui che ha denunciato il presunto broglio viene, di fatto, escluso da ogni futura competizione politica, almeno nello stesso partito.

Si parla, ora, di elezioni elettroniche che consentiranno di sapere, un minuto dopo lo scadere del tempo (ma che fretta c'è?), tutte le percentuali possibili e immaginabili eliminando il thrilling di quelle attese, di quelle notizie parziali, del collegamento in diretta per la durata di ventiquattr'ore che ha caratterizzato le nostre (numerosissime) elezioni.
Con le votazioni elettroniche saranno impossibili equivoci, sarà anche impossibile scrivere parolacce sulle schede o inserire una fetta di salame nella scheda stessa (giuro che è successo): al massimo sarà possibile la scheda bianca.

Ma, mi domando, in quali termini economici è vantaggiosa una votazione elettronica? Uno schermo per ogni sezione d'Italia (cavi e sistemi di telecomunicazioni compresi) è davvero più economico del sistema cartaceo? E, per ciò che riguarda la sicurezza, come sarà possibile verificare (ed eventualmente contestare) la veridicità di un risultato? Dicono che, per ciò che riguarda la sicurezza dei dati e della riservatezza, non ci sono pericoli.

E ancora mi domando: tale carenza di pericoli è analoga a quella sbandierata dal Bancomat (la cui efficienza sembra esemplare), dal sistema informatico militare francese (sfondato da un paio di ragazzi con un personal computer), dall'archivio Rai (recentemente distrutto, sembra, per vendetta se non per gioco), dal sistema informatico segreto della Volkswagen (che è stato manomesso ai danni della stessa), dal sistema di sicurezza della Casa Bianca (che non si è accorto che le mosse del Presidente, durante il pasticciaccio dell'Irangate, venivano spiate e registrate nel cervellone della CIA) oppure da quello delle banche americane che, nel 1985, hanno subito danni per oltre 1000 miliardi?

Purtroppo non ci si rende conto che quando la posta in gioco è elevata (ed è proprio il caso delle elezioni di un Paese), è facile farsi attrarre da pericolose ambizioni. Quanto costa, oggi, un tecnico specializzato in trasmissioni dati e quanto costa, soprattutto, la sua coscienza? Quanto potrebbe valere, in termini di potere e di denaro, una vittoria, un seggio, una poltrona non meritata, ma ambita oltre ogni limite?

Alessandro de Simone (maggio 1987)